Sciare in Alta Pusteria ieri e oggi

19/02/2010

A studiare la storia dello sci in Alta Pusteria non si può fare a meno di notare il suo stretto legame con l’evoluzione del turismo in generale.  

Già nel XIX secolo l’Alta Pusteria acquistò importanza come regione turistica. Grazie a Frau Emma Hellenstainer, ostessa dell’albergo „Zum Schwarzen Adler“, famosa in molte parti d’Europa, Villabassa spesso è indicata come culla del turismo in Alto Adige. Ai suoi tempi, infatti, si cominciò a scoprire la montagna come destinazione turistica, e molte regioni caratterizzate da forme rocciose particolari, come appunto l’Alta Pusteria, divennero centri turistici molto popolari – un’evoluzione fomentata non da ultimo da diverse prime ascensioni nelle Dolomiti e dalla costruzione della strada delle Dolomiti. Allora gli sport invernali erano ancora sconosciuti, e il turismo si concentrava nella bella stagione.

Ma a partire dal 1930, accanto al turismo estivo già fiorente cominciò ad evolversi anche quello invernale. Il favoloso paesaggio innevato della val Pusteria sembrava fatto apposta per una seconda stagione turistica nella stagione fredda. Negli anni Trenta, l’Hotel Tre Cime a Sesto/Moso fu il primo albergo a decidere di  raccogliere la sfida ed aprire anche d’inverno.

Heinrich Harrer, il primo maestro di sci a Sesto

Ovviamente la scelta di sfruttare una seconda stagione turistica comportò l’esigenza di ampliare l’offerta e le infrastrutture esistenti. E così, già negli inverni tra il 1937 e il 1939 l’Hotel Tre Cime gestì una scuola di sci privata per insegnare ai suoi ospiti a sciare. A quel tempo si trattava di una novità assoluta. Il direttore della scuola era nientepopodimeno che il campione mondiale accademico di slalom, Heinrich Harrer, che più tardi acquisì fama mondiale come alpinista, esploratore e scrittore.

In particolare divenne famoso come uno dei primi a conquistare la parete nord dell’Eiger e grazie alla biografia “Sette anni in Tibet”, in cui descrive il suo soggiorno in Tibet e la sua commovente amicizia con il Dalai Lama.

La scuola di sci di Heinrich Harrer non era riservata ai turisti, ma dava lezioni anche ai bambini di Sesto. Una decisione con effetti di ampia portata, dato che molti dei suoi ex-alunni più tardi divennero maestri di sci loro stessi, contribuendo al successo dello sci in Alta Pusteria. Allora comunque si era ancora molto lontani dagli standard odierni, ancora non esistevano gli skilift, e come impianti di risalita si utilizzavano arnesi simili a verricelli… ma anche questo sarebbe cambiato di li a poco… 

L’evoluzione del turismo invernale

All’inizio degli anni Cinquanta infatti in Alta Pusteria si realizzarono i primi impianti di risalita, e cioè i tre skilift sul Passo Monte Croce, a Waldheim e sul pendio Brugger a Moso. Poi l’evoluzione continuò rapidamente. Nel 1955 venne fondata la scuola di sci Sesto-Moso. Quelli di Sesto furono i primi maestri di sci della zona: impartendo lezioni a San Candido e a Dobbiaco, compartirono le loro conoscenze e la loro abilità con i paesi vicini. Quando la richiesta divenne sempre maggiore nacquero delle scuole di sci anche a San Candido e Dobbiaco. Parallelamente crebbe anche il numero di impianti di risalita. Sul Baranci nel gennaio 1956 venne messa in funzione la prima seggiovia monoposto. Nel 1966 venne realizzata la  cestovia che portava ai Prati di Croda Rossa. Con ciò si aprì un nuovo capitolo nella storia del turismo invernale, che acquistò una dimensione nuova grazie anche allo statuto di autonomia della Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige, che diede alla provincia la possibilità di decidere autonomamente del turismo in Sudtirolo. Così iniziò il boom del turismo invernale in Alto Adige. Nel 1976 si costruì l’impianto che da Versciaco portava su Monte Elmo, nel 1981 seguì la cabinovia da Sesto.

Nel 1983 nell’ambito dell’Interski (olimpiadi dei maestri di sci) a Sesto vennero messi in funzione i primi cannoni, e negli anni seguenti si allargarono le piste esistenti e si realizzarono ulteriori impianti e nuove piste per ampliare l’offerta rivolta ai turisti invernali.


Il pericolo valanghe

17/02/2010

Per tutti gli amanti di sci alpinismo, per tutti gli amanti delle escursioni con le racchette da neve e per tutti i Freerider é molto importante conoscere il pericolo di valanghe e sapere come comportarsi in caso d’emergenza.
Gli appassionati di sport invernali fondamentalmente distinguono tre tipi di valanga:

  1. Valanga a lastroni (distacco lineare, a scivolare è l’intero pendio)
  2. Valanga a debole coesione (distacco puntiforme e forma che va allargandosi a pera)
  3. Valanga nubiforme (valanga catastrofica che si verifica solo dopo nevicate molto consistenti in combinazione con un forte trasporto eolico di neve e lunghi pendii molto ripidi).

Per chi pratica sport invernali, il pericolo che si stacchi una valanga è particolarmente forte su pendii di 30°–40°; la probabilità di distacco di una valanga cresce in proporzione alla ripidezza. Anche l’esposizione del pendio ha un ruolo fondamentale: i pendii in ombra, cioè quelli rivolti verso nordest-nord-nordovest, in generale vanno considerati più critici di quelli esposti a sud. Inoltre va tenuto a mente il detto: „Il vento è un grande costruttore di valanghe“.

Per proteggersi bisogna sempre prestare la massima attenzione! Quindi non è consigliabile sciare al di fuori delle piste battute. Nelle escursioni di sci alpinismo, una guida alpina esperta aiuta a valutare meglio il pericolo. Si consiglia inoltre caldamente di portare sempre con sé un apparecchio di ricerca in valanga (ARVA).

Comportamento in caso di caduta di valanghe

Quando si rischia di essere travolti da una valanga, ci sono diverse misure di sicurezza da prendere. La fuga riesce nei casi più rari, quindi non rappresenta un’alternativa consigliabile. Il comportamento corretto sarebbe quello di tenere gli sci dritti e seguire la valanga.

Se si cade, bisogna opporsi alla valanga e  cercare di non farsi trasportare verso il basso: pestate sulla neve e mantenetevi in superficie con movimenti  simili al nuoto a stile libero! Le guide alpine e i servizi antivalanghe consigliano alle vittime di valanghe di cercare di mantenersi sulla superficie della valanga il più a lungo possibile con movimenti simili al nuoto, e di creare uno spazio vuoto davanti a bocca e naso con le mani. Importante: estrarre le mani dalle fascette delle racchette, sciogliere i cinturini di sicurezza, aprire la cinghia ventrale dello zaino, se possibile liberarsi di sci, racchette e zaino!

Quando la valanga comincia a rallentare bisogna mettersi in posizione raccolta, incrociare le braccia davanti al petto e al viso e coprire il viso con le mani per creare uno spazio in cui respirare. Si consiglia inoltre l’uso dell’airbag da valanga. Si tratta di uno o due palloni di materiale plastico integrati nello zaino che in caso di valanga, tirando una cordicella, in pochi secondi si riempiono con 150 litri di una miscela di azoto e aria.

Un altro buon investimento è un gilet AvaLung. In questo gilet è inserito un sistema di tubi e filtri che consente alla vittima di respirare l’aria contenuta nella massa nevosa. Come per l’airbag da valanga, anche qui va ricordato che l’AvaLung aumenta le chance di uscire vivo da una valanga, ma non dà alcuna garanzia!

Bollettino valanghe

Per informazioni aggiornate sulla situazione valanghiva si può consultare il bollettino valanghe su www.provincia.bz.it/valanghe.


Fidelizzazione attraverso il Web

15/02/2010

Qualche giorno fa ho fatto un’intervista con MyMarketing.net, un portale di marketing e comunicazione. Nell’intervista ho cercato di spiegare come per il Consorzio Turistico Alta Pusteria il turismo possa diventare un elemento di forte coinvolgimento e fidelizzazione attraverso il web. Come forse avete già potuto vedere da qualche tempo abbiamo integrato in modo molto prominente Facebook, Twitter, il nostro Blog (questo qua :) ), la guida per l’Iphone, il canale You Tube o anche le foto di Flickr nel nostro sito. In questo modo vogliamo dare ai visitatori del sito la possibilitá di entrare nel mondo del Web 2.0. Tutto ció per utilizzare i social media come elemento di forte coinvolgimento e fidelizzazione attraverso il web – i nostri ospiti in questo modo possono conoscerci anche di persona. 

Ecco qua qualche parte dell’intervista:

In che modo il Consorzio è presente sul web?

Abbiamo un sito web ufficiale, www.altapusteria.info, disponibile in 5 diverse lingue, che è senza dubbio lo strumento più immediato, diretto e completo di informazione per i turisti dell’Alta Pusteria. [...] Riteniamo che Internet sia ormai diventato il mezzo di comunicazione più importante e immediato, che permette ai nostri turisti di entrare e di rimanere direttamente in contatto con noi. Per questo motivo recentemente abbiamo deciso, insieme all’agenzia di comunicazione multicanale Connexia, che segue anche l’ufficio stampa del Consorzio, di aprirci al mondo dei social network, soprattutto a Facebook  e a Twitter.

 

Ci parli di come si sviluppano le attività del Consorzio su Facebook. Quali sono i risultati?

Da circa quattro mesi siamo presenti su Facebook con una fan page ufficiale, che al momento conta più di 2250 fan [ edit: ormai sono 2.600 :) ]. Su questa pagina ogni giorno pubblichiamo foto, video, curiosità e notizie utili o di attualità, oltre ovviamente a segnalare eventi e manifestazioni in programma sul territorio.

Oltre al considerevole numero di persone che ci seguono su Facebook, siamo molto soddisfatti del rapporto che si è instaurato con i nostri fan: la fan page è infatti diventata una sorta di community che raggruppa persone da tutt’Italia che hanno in comune una grande passione, quella per l’Alta Pusteria, che è la meta abituale delle vacanze della maggior parte del gruppo. [...]

 

Oltre a interagire sulla bacheca con lo staff del Consorzio, si sono sviluppate anche dinamiche relazionali fra i fan?

Assolutamente sì, anzi la fan page è stata concepita proprio con questo intento. Per noi è molto importante che gli amanti di questa valle abbiano uno spazio dove potersi incontrare virtualmente e condividere una passione comune: sono nati rapporti di amicizia tra persone che frequentavano da anni lo stesso albergo e lo hanno scoperto su Facebook, o persone che si sono ritrovate dopo essersi conosciute in vacanza.

La fan page ha favorito inoltre conoscenze e nuove amicizie, che sono nate virtualmente su Facebook e che in alcuni casi si sono sviluppate con la decisione di alcuni fan di trovarsi durante le vacanze in Alta Pusteria per conoscersi di persona.

Anche da questo bisogno collettivo di incontrarsi e di trascorrere del tempo insieme, che emergeva dalle conversazioni tra gli utenti, è nata l’idea di organizzare un raduno.

 

Con che modalità si è svolto l’incontro?

Il 1° raduno Alta Pusteria Facebook Fan si è svolto sabato 12 dicembre 2009 a Sesto. Per partecipare era necessario essere o diventare fan del Consorzio Alta Pusteria su Facebook, scrivere nel proprio aggiornamento di status il nome del raduno, e presentarsi con la stampa del proprio profilo.

Noi del Consorzio abbiamo incontrato i partecipanti al rifugio Pollaio, per un aperitivo di benvenuto, poi la giornata è proseguita sulle piste da sci, dal momento che tutti i presenti avevano diritto a uno skipass giornaliero a metà prezzo.

Siamo molto soddisfatti di questa iniziativa, che si è rivelata un momento di incontro molto apprezzato dai nostri fan, dai blogger e dalla rete. Stiamo infatti pensando di organizzare una seconda edizione estiva, per tutti coloro che non hanno potuto partecipare a dicembre.

L’intera intervista potete vedere sul sito di My Marketing.net